Delicatezza

 

Attraversare un prato all’imbrunire,

facendo attenzione

a non calpestare

le margherite

chiuse per la notte.

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La bellezza del calcio

 

Champions League: City, PSG e Juve fuori dai maroni.

Perché non si potrebbe battere un club più ricco? Non ho mai visto un sacco di soldi segnare un gol” diceva il grande Johan Cruijff.
Gli spendaccioni che pensano che si possa comprare tutto affondano.
Arroganza e boria disintegrate da chi gioca bene al calcio (Ajax) o da chi si è fatto furbo e ha giocato con intelligenza e senza presunzione (Tottenham).
United? Juve? Real Madrid? Bayern? Tutte seccate da squadre con una idea moderna di calcio e con allenatori che credono nell’arrivate al gol attraverso una organizzazione di gioco, un sistema da applicarsi con disciplina, una certa cultura e un modo evoluto di pensare calcio.
Insomma non bastano i soldi degli emiri e nemmeno avere tanti campioni “che tanto sanno come si fa a vincere”.
I fatti danno ragione a chi pensa che si vince con il coraggio, la mentalità, la velocità, la attenzione, lo spirito di squadra, la mutua assistenza e la carica umana.
Magari senza campioni strapagati ma con talenti luminosi cresciuti in casa.
Questa la filosofia della vittoria.
Ad essere poi pragmatici fino alla banalità:
Non si vince senza una difesa forte.
Non si vince se si ha Un Solo terminale offensivo.
Non si vince senza un centrocampo di qualità.
Non si vince se non si gioca a 1/2 tocchi.
Ma questa è logica.
Quanto detto prima è filosofia.
Coraggio, cultura e idee trionfano su opportunismo, mentalità speculativa e soldoni.
Un messaggio di speranza universale.
Per questo il calcio è bellissimo!

Mi chiedi solo soldi, soldi

 

È ufficiale: i tre stronzini non fanno un cacchio e chiedono soldi.
Sfacciatamente.
“Papi mi servono 5 euro, 10 euro, 20 euro…..il Mac…..il cinema….il sushi……mangio fuori…..le cuffie nuove per la Play….il compleanno di tizio o caia…..la palestra…..”.
Senza fine.
A compensazione, sia chiaro, non un gesto spontaneo di collaborazione familiare. Qualunque oggetto viene rigorosamente prelevato dalla propria sede ufficiale/naturale e abbandonato alla deriva una volta utilizzato o semi consumato.
Mi torna in mente la meravigliosa descrizione che Michele Serra fa ne Gli Sdraiati delle condizioni in cui versa il suo appartamento grazie (si fa per dire) alle gesta del figlio Tito e dei suoi amici.
Beh è così in tantissime case. Forse quasi tutte.
Calzini spaiati in giro, panni sporchi (sportivi sudati, mutande, reggiseni e t shirt puzzolenti) abbandonati davanti alla porta del bagno, accappatoi bagnati per terra in camera o in bagno, sacchetti di biscotti pieni solo di briciole sotto il letto, bucce di banana sul tavolo, piatti e posate sporchi a riempire il lavandino in cucina, fornelli chiazzati di sugo, padelle semi carbonizzate, bottiglie a metà disseminate ovunque per casa, scarpe lasciate all’ingresso in forma di piramide di Cheope, resti di cibo (buste di prosciutto vuote, simulacri di cracker, la cera del Galbanino….) e dulcis in fundo tutte le ante degli armadi aperti e centinaia di capi di abbigliamento semi sporchi ad agonizzare su sedie, poltrone e letti.
Ci sono per certo responsabilità parentali in ragione del dna trasmesso e del mancato comportamento esemplare cui riferirsi ma io credo davvero ci sia, in tanta svogliata trascuratezza, anche un segno eclatante dei tempi che viviamo.
Per loro (in proporzioni magari diverse da soggetto a soggetto) c’è spazio solo per tre cose: scuola, divertimento (amici, fidanzati/e, PlayStation, palestra, locali in cui andare, social network di cui abusare – incluso youtube – e serie Tv per inebetirsi) e sport.
Qualche generazione fa le cose erano tanto diverse. C’era meno amichevolezza easy going coi genitori e – non credo di sbagliarmi – c’era pure un bel po’ di tempo in cui non c’era uno stra cavolo di nulla da fare.
Tanti momenti in cui ci si annoiava serenamente ed era quindi forse più frequente vedere qualcuno dei più assennati collaborare spontaneamente e agire per mettere in ordine.
Ecco io credo che ci sia una chiara ragione del vistoso crollo della disponibilità dei ragazzi a tenere in ordine le proprie cose e la casa in genere.
Ci sono oggi – ripenso ai miei 12/18 anni – molte più attrazioni e tentazioni rispetto ad un tempo.
Tanti giochi fighissimi, territori sconfinati da vistare in rete, straordinaria facilità di comunicazione (WA e social di ogni genere) o di contatto semplice (ogni 3 secondi succede qualche cosa che ti raggiunge via smartphone), un accesso più facile e naturale a bar, caffè, pub e disco (ripenso a quanto era sonnolenta al limite della morte apparente la mia cittadina nei primi anni ‘80 e quanto è vispa invece oggi) e comunque sempre qualche cosa da fare (inclusa la palestra che fino a non troppi anni addietro era popolata solo di maggiorenni).
I minorenni di oggi sono tanto più presi, impegnati, distratti e agitati dei loro omologhi di 5, 10 o 20 anni fa.
Non hanno tempo. Non hanno spazio – fisico e mentale – per fare roba noiosa.
Al contrario della visione di Serra io i nostri ragazzi non li vedo pigri, apatici, indolenti e sdraiati in attesa che qualcosa succeda.
Li vedo invece fuorviati e storditi da un uragano di interferenze eccitanti. Non hanno tempo per rompersi le palle, le loro reazioni sono indignate o irridenti quando chiedi loro aiuto o collaborazione e, tornando all’intro di questo post, una delle principale ragioni per cui si rivolgono a papà e mamma è per chiedere i soldi necessari a nutrire il loro sollazzo.
La canzone vincitrice di Sanremo andrebbe onestamente rivolta a loro.
Pensavi solo ai soldi, soldi
Come se avessi avuto soldi, soldi
Dimmi se ti manco o te ne fotti, fotti
 
Su come contrastare questa china nefasta ci sono più dubbi che certezze.
Minacciare di non dare loro più un euro rischia di spingerli a cercarsi un modo alternativo – che potrebbe essere facile e molto poco rassicurante – per guadagnare……..e in ogni caso non si risolverebbe il problema dell’effetto tsunami/accumulazione seriale prodotto dalla loro presenza in casa.
L’Ideale sarebbe  – più facile a dirsi che a farsi , sia chiaro – da un lato alimentare in loro la voglia di fare qualche lavoretto e dall’altro la chiusura del Wi-fi in casa tipo rubinetto.
Minacce bieche.
“Se non mi aiuti a mettere a posto ti butto fuori dalla rete”.
Colpirli dove sono vulnerabili.
Magari esiste già un sistema facile e istantaneo per limitare in pochi secondi l’accesso al Wi-fi di
chi normalmente se ne avvale senza limiti una volta registrata , a eterna memoria, la lunghissima password sul device
Beh amici del mondo delle TLC se un modo ancora non c’è è giunto, secondo me, il momento di inventarlo. Tutti i genitori del mondo – consapevolmente o meno – ve ne saranno profondamente grati.
Il progresso tecnologico e i diversi costumi non si possono arrestare o negare.
Quel che ci vuole, per non essere travolti, è calma, saggezza, lungimiranza e qualche trucchino.
Basta essere più paraculi dei ragazzi che si sentono furbissimi. E il gioco è fatto.
Forse.

Ci stiamo sbagliando ragazzi?

Quando auspici iettatori e obiettività si confondono.

 

 

Gli scoloriti hanno fatto una figuraccia al Wandametropolitano e pure con l’Ajax dei ragazzini. Hanno perso nel girone con MU e Young boys…..

Col Napoli di Kulibaly, con l’Inter e pure col Milan (in tante delle ultime partite) hanno sofferto non poco quando attaccati con convinzione.

In coppa Italia sono stati buttati fuori dalla spavalda Atalanta.

Se pressati nella loro metà campo tendono a sbracare. È un fatto.

Non è che in Italia li abbiamo ultra considerati sti gobbacci? Non è che “ci stiamo sbagliando” sulla forza vera della Juve?

Ovvio che se si piazzano tutti i giocatori dietro la linea della palla e ci si fa attaccare da Cancelo, CR7, Berna, Mandzukic e Douglas Costa o Dybala alla fine si becca il gol.

Ma se li si mette sotto pressione appena escono dalla loro area di rigore con ritmo, dinamismo spinto, tecnica e aggressività alla fine i bianconeri, secondo me, sono meno implacabili di quanto si creda. Tanta forza fisica, qualche bel piede ma poco gioco.

Si è visto nettamente contro i lancieri come –  senza il fenomeno Chiellini e con Cancelo che in ripiegamento è a dir poco approssimativo –  la Juve non sia una squadra ingiocabile per avversari di personalità e con una buona organizzazione di gioco.

È un fatto che in campionato la Juve incontra un cospicuo numero di squadre inclini a scendere in campo già sconfitte (team satelliti che calano subito le brache) e un gruppetto di avversari veri (che quest’anno si sono scoraggiati troppo presto) dalla cui baldanza è simpaticamente protetta dagli arbitri (scandaloso Fabbri col Milan come lo era stato Orsato con l’Inter un anno fa, per non parlare degli arbitraggi dellle partite contro il Napoli).

Insomma a me questo strapotere rubentino non finisce di convincermi. Giusto 24 ore fa, tanto per dire, i bianconeri hanno perso vergognosamente con la Spal.

Vero che hanno impressionato magari contro l’Atletico ma i madrileni sono venuti a Torino per fare l’agnello sacrificale. Ed Eupalia li ha puniti.

I gobbi hanno avuto non più di 5 occasioni e una certa, sostanziale buona sorte.

Primo gol con spintone di CR7 su Juanfran.

Secondo gol con Godin (miglior colpitore di testa al mondo) che salta 5 cm da terra…… e si fa sovrastare in modo imbarazzante da Ronaldo.

Rigore generosetto su un Bernardeschi (da antidoping) abilissimo nell’auto sgambettarsi.

Poi un paio di altri tiri e basta.

5 occasioni 5 celebrate cone un attacco travolgente.

Travolgente se avesse prodotto 20 occasioni. Stile Liverpool o Barcellona.

L’Atletico se l’è cercata.

La Rube ha pochi fenomeni assoluti.

Chiellini, Cancelo come ala dx, Pjanic, Mandzukic e CR7. Il resto è buono e pure ottimo ma non straordinario. È la rosa larga ad aiutare tanto e a mascherare le pecche.

Le squadre ultra dominanti sono altre. Ricordo il Milan di Sacchi. Ripenso al Napoli di Sarri e al Barcellona (anche attuale) che non ti fa giocare. La Juve non mi pare una squadra così clamorosamente padrona.

L’Ajax secondo me a Torino le darà tanti grattacapi. Se giocherà a calcio come al solito senza paura e con la voglia di vincere potrebbe pure farcela.

Se dovesse segnare nei primi minuti saranno cavoli amari per i rubentini.

Scommettiamo?

La prevalenza della cacca

Facendo due conti ho avuto una vita zeppa di cacca.
Grazie al ritmico prodigarsi degli intestini di tre figli e due canine (di 7 e 5 anni) ho familiarizzato enormemente, in età matura, con il simpatico Estruso.
Se considero di aver cambiato un 500 pannolini a figlio. Siamo a 1500 pannolini. Per una media di 70 grammi di prodotto a pannolino sono un bel 108 chili.
Niente però rispetto ai cani.
Diciamo 300 cacche per cane all’anno?
Sono 2100 per Keira e 1500 per Grace. Un complessivo di 3600. Diciamo di media 100 grammi a deiezione?
Ecco che i chili di cacca sono 360.
Mal contati siamo quindi, totalone, vicini ai 500. Una bella mezza tonnellata di merda. Dato in crescita.
Non sembra ma sono cose che segnano una vita.
Se i pannolini poi sono ormai storia, le prodezze di Keira e Grace sono all’ordine del giorno.
Una quotidiana avventura che non smette mai di riservare novità e di generare stupore.
Chi non ha mai avuto un cane non sa quanto è arduo cercare di raccogliere le deiezioni quando le stesse si sostanziano (si fa per dire….) non in un fagottino solido, più o meno consistente, aromatizzato e fragrante, bensì in una litrata di liquame putrido (in ragione della vocazione onnivora dell’animale che ha molto talento nel trovare e ingoiare cose che fanno malissimo) che si allarga a macchia d’olio.
Se ancora ancora il disastro si produce in notturna si prova col sacchettino a tirar su qualcosa e poi ci si allontana – lasciando un inferno – fischiettando col favore delle ombre.
Se invece il tutto avviene di giorno, in pubblica via e (qualche volta) davanti all’ingresso di una casa o di un negozio, ecco allora che ci si sente vicinissimi al volere morire (o al desiderare virtualmente di strozzare l’animalino infame).
La bestia di Satana è poi tipicamente dispettosa più di una bertuccia e ama poter mollare il colpo ovviamente non in comode zone erbose bensì su aree piane, non troppo rugose e possibilmente residenziali. Quindi sede stradale, sentieri battuti (dove passano di norma a tutta birra ciclisti invasati), marciapiedi e la soglia dei negozi.
Per la legge di Murphy poi la cacca sarà tanto più abbondante e sfuggente alla raccolta quanto più il negozio sarà ricco ed elegante.
La verità è che i proprietari di canini dovrebbero andare tutti in giro con in saccoccia un bel borsino pieno di sabbia o segatura.
You never know.
Un altro classico del maneggiare deiezioni è che dopo un po’ ti senti un giocoliere e non fai adeguata attenzione ai dettagli. Al momento del bisogno con la sinistra tieni magari il guinzaglio e    reggi il rotolino e con la destra strappi il sacchettino che ti serve.
Ti inumidisci le dita (non senza un brivido di disgusto generato dalla associazione mentale lingua/sacchetto da merda), trovi il lato che si apre e infili la mano.
Ecco, controllate gente! Controllate! Non sottovalutate mai nulla. Il destino bastardo è sempre in agguato.
Potete immaginare che succede se il sacchetto per caso è lacerato, bucato o semplicemente difettoso?!?!?!?!
E poi da ultimo diciamolo , non tutti amano i cani e sono tolleranti verso gli stessi e le relative prodezze compiute.
Ieri sera, poco prima della mezzanotte, Grace, libera di scorrazzare in piazza, decide di mollare la bomba davanti all’ingresso del palazzo di fronte.
Pochi secondi dopo il bel gesto la stessa prende a saltellare felice e più leggera. Nel mentre un burbero signore sui sessanta si avvicina per entrare.
Ci avviciniamo assieme, col signore, all’ingresso.
Io con un allegro sacchettino arancio già calzato sulla mano e lui infastidito dal vagare instabile di Grace e ancor di più dal gesto insano appena compiuto dalla bestia.
Con aria indignata e professorale (pronto a cazziarmi e umiliarmi) mi si rivolge (riferendosi alla canina) con un perentorio “È sua?”.
E allora – colpo di genio –  chinandomi verso il basso col sacchettino pronto a ghermire l’estrusione fresca gli rispondo prontamente: “No carissimo, è del cane”.
Segue ammutolimento, sguardo vitreo e semi fuga del Professore.
E che te lo dico a dare?
Per tutto il resto c’è MasterCard.

Pensieri di inizio primavera

Bontà

Troppi credono che essere più ricchi autorizzi a pensarsi come migliori. Invece – come dice Houllebeq – “l’unica superiorità che riconosco è la bontà”. Per questo mi piacciono i cani.

Gli occhi
Una delle grandi verità raccontate ne “ Il silenzio degli innocenti” è che si desidera ciò che si ha sotto gli occhi.
Ricordo ancora da Carabiniere Ausiliario in Cernaia a Torino le ragazze sciattissime che il sabato mattina venivano a fare le pulizie in caserma.
Le prime due settimane erano invisibili.
Dalla terza sembravano topi grigi.
Dopo un mese facevano il loro ingresso nella categoria femmine.
A metà del secondo mese divenivano passabili.
A partire dalla ottava settimana si cominciava a trovarci un che di interessante.
Nell’ultimo mese di Car erano oggetto di rivalutazione (tipo Verdone con la Cortellesi in Come un gatto in Tangenziale), di attenzioni sempre più acute e quindi di un tardivo quanto infruttuoso corteggiamento.
Si desidera prima di tutto con gli occhi e da lontano.

 

Silenzio
È tale la inflazione di messaggi telematici che la gente ormai non risponde più. Infiniti messaggi wa ed e-mail (anche importantine di lavoro) che cadono nel vuoto. Troppa fuffa inutile in giro e alla alla fine una miriade di info o comunicazioni rilevanti finisce ignorata.
Trionfa l’ignoranza.

 

Bello figo
A proposito di ignoranza. Avete notato come nel gergo giovanile l’appellativo “ignorante” è diventato un complimento? Un sinonimo di grezzo ma brillante, agile e intraprendente, volgare ma efficace.
Evviva.

 

Spacchettazzo
Le figu Panini travolte e devastate dalla tecnologia. Con l’app FUT (football ultimate team) compri coi FIFA coins (che si guadagnano giocando a FIFA con la Play Station) pacchetti di figurine virtuali per fare la tua squadra (e giocarci su FIFA) oppure vinci pacchetti risolvendo rebus e giochi on line oppure ancora compri coins cedendo i tuoi dati… o ancora dando dei soldi reali (c’è gente disposta a spendere 1000 euro per acquistare Cristiano Ronaldo per la propria squadra…).  Un giro di soldi folle. Tutti i ragazzini del mondo sciroccati da questa vaccata. Drogati di spacchettamemento via smartphone. Occhio a condividere le carte di credito coi figli maschi….
Psicosi di massa. Peggio della caccia ai Pokémon.

 

Trucchi per fregare la paura
8 volte su 10 il problema di un manager nella gestione della propria squadra è quello di accettare la propria insicurezza, di capire come affrontare paure e ansie e di dare così attuazione ad un meccanismo che consenta di “risolversi”.
Si tratta di ingannare la paura attraverso 4 trucchi:
1) concentrarsi sul l’obiettivo e non sul percorso
2) ricordare quante volte si è già affrontata con successo quella situazione
3) estraniarsi da fattori esterni condizionanti
4) chiedersi quale è il peggio che può capitare in caso di fallimento
Solo una volta che si è risolto e accettato, guardando in faccia la realtà, il manager riesce a spostare lo spot da sé agli altri.

 

Bologna stazione di Bologna

Nel centro di Bologna non si perde manco un bambino. Ma in stazione sì!

A Bologna ci sono due stazioni ferroviarie sovrapposte e compenetrate. Una vintage, corredata di bar e negozi, a piano terra e una avveniristica, marziale e asciutta come un terminal aeroportuale a -2 (a -1 c’è un parcheggio…forse).

Il tutto corredato da una popolazione inverosimile, multietnica in stile londinese e agitatissima. Tutti di fretta, tutti a urtare e spingere, tutti a smadonnare in varie lingue del mondo, tutti a rivendicare, tutti in ritardo, tutti in attesa.
Un mondo fermo in cui forse i treni non passano mai.

 

Diversity
Sulle piante in piazza della Repubblica a Milano e negli attigui giardini Montanelli (Porta Venezia) vive una popolosa colonia di pappagalli.
Parrocchetti verdi col becco rosso dal sapore molto brasiliano.
Irriverenti e caciaroni svolazzano tra un albero e un altro divertendosi un mondo.
«Per un animale così sociale – dice l’esperta Nadia Ghibaudo – lo stare solo è ciò che di peggio possa capitare. È un animale che, da un punto di vista sentimentale, predilige un rapporto monogamo ma in generale vive all’interno di stormi più o meno numerosi. Se manca poi uno stormo di simili da seguire i pappagalli seguono i piccioni, le tortore e quel che capita. Cercano da mangiare insieme agli altri e non sono intimoriti dagli umani».
Sono insomma bestiole festaiole e conviviali.
La leggenda metropolitana voleva che fossero i pronipoti dei pappagalli che abitavano le voliere dello zoo di Porta Venezia.
Ma non è così.
Quasi certamente sono solo uccelli scappati dalle gabbie di proprietari molto più contemporanei, volutamente distratti….e colpevoli di incauto acquisto, avendo sottovalutato quanto il volatile amazonico può risultare ingombrante e dispettoso.
Insomma non Eredi ma semplici Evasi o Espulsi.
A comprovarlo la presenza di tanti esemplari anche nel lontano Parco di Monza.
I parrocchetti dimostrano la fattibilità di una perfetta integrazione in un mondo diverso e alla apparenza non accogliente.
La verità è che c’è spazio per chiunque porti allegria e bellezza.
Contro ogni pronostico e preconcetto, nessuno è davvero alieno!
Si possono accogliere tutti i diversi. Colorati, culturalmente lontanissimi e con diverse abitudini.
Basta fare tanta attenzione a non includere i predatori.
Quelli sono una rovina e vanno fermati molto prima ed emarginati.
Il mondo è un solo giardino pieno di fiori di diversi colori. Uguaglianza nella diversità.
Perché si viva in armonia bisogna riconoscere e
strappare le erbacce infestanti.
E, sia chiaro, le erbacce non hanno colore. Sono erbacce e basta.

Squadra femmina

 

A distanza di molti anni da quando leggevo le cronache calcistiche di Gianni Brera ho finalmente messo a fuoco definitivamente cosa quel fuoriclasse padano del giornalismo intendesse quando parlava di squadre femmine e squadre maschili.
“L’Inter è squadra femmina, quindi passionale, volubile, e pertanto agli antipodi del pragmatismo che caratterizza la Juventus.“ G. Brera.
La squadra femmina soffre la pressione del DOVER vincere, vive male l’essere favorita e il dover “fare la partita”.
È fisiologicamente destinata ad essere opposizione e non governo.
La squadra femmina non ha un atteggiamento storicamente dominante.
Non è un carro armato che si impone e trita tutto senza esitazioni per anni (neanche l’Inter del triplete giocava impadronendosi del campo e schiacciando l’avversario in modo maschio).
È un underdog che gioca di rimessa avendo come armi la furbizia, la giocata sorprendente, la destrezza e la velocità. È estemporanea, bizzarra, affascinante, fragile psicologicamente e incostante.
Rischia il panico (Inter – Pordenone….) se tutto fa pensare che vincerà facilmente.
Diventa pericolosissima (ultime partite contro la Juve e finale della partita in casa col Tottenham) se sottovalutata e giudicata sconfitta prima del tempo.
È imprevedibile e in grado di trasformarsi in un tempo brevissimo.
In ginocchio, spenta, confusa, incapace di stringere d’assedio l’avversario, disunita e in balia delle onde del destino in coppa contro l’Eintracht (quando i più si aspettavano una orgogliosa impresa).
Feroce, determinata, lucida, coesa, energica e sicura di sé nel derby (quando tutti ma proprio tutti, avversario compreso, si aspettavano di incontrare una armata Brancaleone da seppellire sotto una facile goleada).
La squadra femmina diventa Vincente (e quindi in quel momento maschia, sicura e forte) quando la brillantezza e leggerezza muliebre dello spirito si esaltano e sublimano nel Flow e cioè in quel transitorio stato di grazia del corpo, dello spirito e della mente che consente di vivere per un certo tempo (non più di qualche settimana) con il dono divino della imbattibilità.
La domanda che non trova risposta è però un’altra.
Perché passano gli anni, cambiano presidenti, coach e giocatori e pure ogni squadra rimane fondamentalmente uguale a se stessa?!?
Il Real rimane arrogante e dominante, il Barcellona creativo ma padrone del gioco, l’Ajax leggero, avveniristico e bello da vedere, il Liverpool tradizione orgogliosa in velocità, l’Arsenal elegante, la Roma incostante, il Bayern poderosa macchina da guerra, L’Inter pazza e femmina, la Juve dei padroni…..e via così.
Impossibile dare una risposta a questo. Dna di una entità che non è essere vivente ma istituzione? Potere della tradizione? Forza dei valori che trascendono l’hic et nunc?
Mi arrendo. Non lo so. E in fondo non mi interessa.
Trovo rifugio nella democrazia del calcio, luogo in cui ognuno può dire la sua, e nella magia dell’inspiegabile.
La palla è rotonda e non ci sono risposte a tutte le domande.